Hoshi no Koe

Da WikIAC.

Hoshi no Koe


   
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Watashi wa koko ni iru yo.
   
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--"Io... sono qui"

Accade di rado, ma ogni tanto il Sogno Americano si realizza davvero. E spesso non accade in America. In altre pagine di questa wiki abbiamo parlato di come un gruppo di allegri pazzoidi riuscì negli anni '80 a sfondare nel mondo dell'animazione con un paio di cortometraggi autoprodotti. Oggi, con l'aiuto dell'informatica si può fare anche di meglio: si può farlo da soli, armati unicamente di un Power Mac G4 e assistiti da un amico musicista.... e dalla propria fidanzata.
Raccontando Hoshi no Koe i "distinguo" cominciano già dal titolo, che grazie alle particolarità della lingua giapponese (niente genere, niente numero, ellissi a gogo) è un piccolo capolavoro di ambiguità: gli americani hanno optato per tradurlo come Voices of a Distant Star, il nostro Colpi l'ha reso come La voce delle stelle ma ha voluto scrivere un'intera pagina di commenti per spiegare questa decisione. E' dura la vita dell'adattatore....


(To be continued)


[leggi o scrivi la trama]

Trama

Segue dibattito in sala IAC.

Werner

Ve lo dico subito: parlando di Hoshi non sono obiettivo. No, non questa Hoshi, anche se pure lei ha il suo perchè. Mi risulta difficile trovare qualcosa di sbagliato in questo anime (anche perchè in un'opera così breve quasi qualunque errore sarebbe stato per forza di cose fatale) O meglio, una cosa l'avrei da dire ma non riguarda Shinkai.
Gli IACer mi hanno sentito parecchie volte lamentarmi del doppiaggio italiano di questa piccola perla. Assicuro che non si tratta di manie di purismo, ma di autentico stupore per la sciatteria con cui una recitazione semplice e a volte sommessa è stata trasformata in una lagna inascoltabile. Soprattutto considerando che questa è una produzione dichiaratamente da appassionati (a livello di mercato italiano; in realtà sarebbe molto più accessibile di molti altri anime) i cui acquirenti probabilmente faranno il confronto con la traccia originale. Posso solo pensare che, avendolo superficialmente inquadrato come anime "romantico-psicologico", la Dynit abbia voluto insistere su certi stereotipi spingendo sul dramma il più possibile e dunque "regalandoci" una Mikako per nulla ragazzina e tremendamente piagnucolosa. La scelta di impiegare, guardacaso, proprio "Rei" e "Shinji" (ovvero Valentina Mari e Daniele Raffaeli) come attori dimostra ulteriormente questa mentalità.

Passato e presente....
   
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